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Coronavirus: odissea per tornare in Italia

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Di seguito vi riporto la testimonianza di una ragazza di Venezia che ha intrapreso una e vera e propria odissea per rimpatriare in Italia dalla Cambogia.

Anche io come tanti viaggiatori in giro per il mondo alla notizia della diffusione del nuovo coronavirus in Cina inizialmente non diedi molta importanza.

Ero in Thailandia e il pensiero che in poco meno di un mese tutto il mondo si sarebbe letteralmente bloccato non mi aveva neanche sfiorato .

Sono rientrato i primi di febbraio e c’era ancora la possibilità di spostarsi liberamente senza nessun tipo di limitazione o controllo.

Purtroppo la situazione, come ben sappiamo, si é aggravata velocemente ,migliaia di viaggiatori sono rimasti bloccati in un vero e proprio limbo dove i voli per ritornare in Italia, i visti e le regole per spostarsi negli aeroporti e passare i confini cambiavano ogni giorno.

La storia di Manuela

ho conosciuto Manuela attraverso il suo profilo social instagram @almagitana__

La sua storia rispecchia un pò quella di tanti viaggiatori :

stufa della solita routine casa lavoro dove tutto comincia a starle stretto decide di partire per il Viaggio alla ricerca di un pò di benessere interiore , lontano dai ritmi frenetici e dal materialismo che ormai contraddistingue la vita di tutti i giorni.

Dopo aver trascorso quattro mesi nel sud est asiatico tra Laos, Thailandia e Malesia arriva in Cambogia dove riesce a viaggiare per una settimana.

Cominciano ad arrivare le prime notizie dei vari lockdown ,dapprima in Italia e successivamente anche proprio negli stati vicini a lei .

La situazione all’inizio sembra gestibile ma tutto succede velocemente, aeroporti e confini cominciano a chiudere e così non potendo più viaggiare libera come prima decide di interrompere la sua avventura e di ritornare in Italia .

Inizio di un odissea

Lontana da casa e in un paese dove le strutture sanitarie non hanno gli standard adeguati per far fronte ad una pandemia di questa portata , raduna quante più persone possibili nella sua stessa situazione.

Prova inutilmente a contattare la Farnesina e l’ambasciata affinché li aiutino a rimpatriare.

L’unica informazione che riescono a reperire dall’ambasciata Italiana a Bangkok é una lista di voli direttamente dal sito skyscanner che risultavano poi cancellati .

L’ idea iniziale é quella di non fare scalo a Bangkok in quanto é necessario avere un visto, un assicurazione sanitaria che coprisse il Covid 19 e il tampone negativo .

Le regole però cambiano anche più volte nel corso della giornata, e le possibilità di scalo in altri aeroporti si é praticamente azzerata

Così Manuela decide ,assieme agli altri ragazzi, di fare tutta la trafila imposta dal governo thailandese per poter solo transitare nel loro aeroporto

Dopo aver richiesto e pagato il visto e in seguito a ore di fila all’ospedale di Phnom Penh senza nessun rispetto delle distanze di sicurezza e con il rischio di essere contagiata fa il tampone poi risultato negativo.

Il giorno dopo, però cambiano di nuovo le disposizioni e il governo Thailandese comunica che basta solo un certificato che attesti l’assenza di sintomi.

Finalmente una soluzione

La situazione diventa paradossale altri soldi per il certificato medico dove non viene neanche visitata presso una clinica francese che opera nella capitale cambogiana.

Per fortuna dopo altre ore di attesa presso l’ufficio della compagnia aerea Thai riesce a comprare un biglietto che va in Europa : destinazione Oslo.

I problemi non finiscono qui, le leggi cambiano anche negli aeroporti e per poter transitare in Norvegia serve un biglietto con destinazione finale in Italia .

Cosi dopo estenuanti ricerche trova la soluzione facendo scalo prima a Londra poi a Roma ed infine a Venezia dove finalmente si conclude una vera e propria odissea.

Questa é l’esperienza che per fortuna ha un lieto fine di questa ragazza italiana che si é arrangiata come ha potuto per rimpatriare.

Tante sono le testimonianze di migliaia di cittadini italiani che hanno avuto enormi difficoltà a rientrare in Italia.

Lasciati alla mercé delle compagnie aeree che fanno pagare cifre esorbitanti nonostante la grave situazione di disagio.

Non credo che ne la Farnesina ne le ambasciate Italiane all’estero abbiano gestito nel migliore dei modi i rimpatri dei nostri connazionali anche se, ovviamente é difficile in un emergenza senza precedenti come questa.

I viaggi ora sono solo un lontano ricordo e chissà quando o se Manuela e tutti noi potremo finalmente riassaporare la libertà di viaggiare con la stessa spensieratezza di prima .

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